Una regista d’eccezione per le Aquile: la grande Valeria Caracuta!

Nata a San Pietro Vernotico (Brindisi) il 14 dicembre 1987, ha debuttato in serie A1 a Castellana Grotte e si è fatta conoscere dal grande pubblico a Busto Arsizio: da lì è iniziata una carriera ricchissima di titoli, sia nella pallavolo indoor (due scudetti all’attivo) sia nel beach volley. Dopo la finale dei playoff disputata lo scorso anno con Modena, in questa stagione ha ritrovato una maglia da titolare nella massima serie con la SAB Volley Legnano. Impariamo a conoscere meglio Valeria con la nostra intervista:

Come sei arrivata alla pallavolo?
È stato molto semplice: mia madre giocava e mio padre allenava, quindi in pratica io e mia sorella gemella Laura siamo arrivate al palazzetto quando eravamo ancora nel passeggino! Siamo sempre state in contatto con questo mondo, nostro padre ci ha dato le prime basi tecniche a 5-6 anni e a 7-8 eravamo già in palestra. Per la verità abbiamo provato anche altri sport, dal nuoto alla danza, ma alla fine siamo state proprio noi a scegliere il volley: ormai i nostri genitori ci avevano trasmesso la passione!
 
C’è una pallavolista a cui ti sei ispirata?
Ovviamente Eleonora Lo Bianco, che ha fatto la storia della pallavolo italiana e internazionale. Però l’altro mio idolo è sicuramente mia madre, anche lei palleggiatrice, da cui ho imparato veramente tanto. 
 
Il ricordo più bello della tua carriera?
Gli anni a Busto Arsizio sono stati i più belli, sia per i successi di squadra sia a livello personale. In particolare il secondo è stato un anno di grande crescita personale: in seguito all’infortunio di Carli Lloyd ho avuto una bella fetta di stagione da gestire da sola, ho raggiunto tanti traguardi tra cui la final four di Champions League e l’ho fatto da protagonista. Al termine di quella stagione è arrivata anche la convocazione in nazionale, quindi direi senz’altro che è stato un anno indimenticabile.
 
Una vera amica nella pallavolo?
Per fortuna ho un carattere aperto e non ho grossi problemi a fare conoscenze, ma con alcune ragazze si è creato un rapporto davvero speciale. Francesca Marcon e Chiara Dall’Ora sono tuttora mie grandi amiche, anche se inevitabilmente con gli anni ci siamo allontanate un po’; anche con Maggie Kozuch è nato a Busto il forte legame che poi abbiamo ritrovato a Piacenza. La mia migliore amica in assoluto, però, è probabilmente Veronica Bisconti: per due anni abbiamo passato insieme 24 ore su 24 e anche nella scorsa stagione, quando giocavamo entrambe in Calabria, abbiamo cercato di vederci il più possibile. Poi parlando di Palmi voglio citare anche Tiziana Veglia, con cui ci siamo trovate benissimo.
 
Hobby fuori dalla palestra?
Mi piace vivere la vita tranquillamente, non amo tanto le discoteche e la vita mondana. Sono più per andare a bere qualcosa con gli amici, chiacchierare, stare in compagnia… e poi mi piace tantissimo provare diversi tipi di cucina! Niente shopping: odio la confusione, scelgo prima cosa comprare e vado direttamente a prenderlo, senza fare troppi giri.
 
E poi c’è Coco, il tuo cagnolino…
Sì, devo ammettere che da quando c’è lui la mia vita è cambiata! Può sembrare eccessivo, ma è un po’ come gestire un figlio: in base alle sue esigenze organizzo tutte le mie attività, anche con l’aiuto di mia sorella.
 
Con Laura c’è inevitabilmente un rapporto molto stretto.
Tra gemelle il legame è strettissimo, e difficile da spiegare a chi non lo vive. Quando siamo insieme discutiamo sempre, per 5 minuti ci “ammazziamo”, poi però facciamo la pace e passa tutto. Da piccole era molto peggio: potevamo passare anche ore senza parlarci… I rapporti sono migliorati quando io sono andata via da casa, possiamo dire che la lontananza ci ha legato ancora di più. Anche suo marito si è ormai adattato all’idea di aver sposato due persone… Io invece sto ancora cercando qualcuno che possa capirlo!
 
Un pregio e un difetto del tuo carattere.
Sono una persona molto disponibile, a volte forse troppo, perché capita che gli altri ne approfittino. Il difetto? Qualche volta mi capita di essere un po’ acida nelle risposte… Però c’è da dire che metto le mani avanti e lo dico prima: quando non è giornata avviso che bisogna lasciarmi stare! Un altro pregio è la capacità di dare confidenza a tutti: parlo sempre tanto e cerco di mettere a loro agio le persone che conosco.
 
Hai già pensato a cosa farai a fine carriera?
Mi piacerebbe restare nel mondo della pallavolo, anche se forse non ho il carattere giusto per fare l’allenatrice: mi piace lavorare con i giovani ma probabilmente non sono abbastanza severa, cosa che invece è molto utile per chi deve crescere. Penso però che potrei essere un buon team manager o una dirigente; e poi vorrei partecipare a qualche trasmissione televisiva o radiofonica, perché amo vivere la pallavolo a 360 gradi. Una cosa è certa: anche nel futuro non vedo la mia vita troppo lontana dallo sport.
 
I tuoi fan sono sempre stati tanti e molto appassionati: com’è il rapporto con loro?
Eccellente, e anche questo forse dipende dalla mia disponibilità. Quando giocavo a Busto mi dovevano letteralmente buttare fuori dal palazzetto, perché ero sempre l’ultima a fermarsi con i tifosi… ma d’altra parte sono stata piccola anch’io, e so quanto ci rimani male quando i giocatori non ti dedicano 30 secondi per un autografo o una foto. Dare un attimo di felicità a una persona che è lì per me non mi costa niente ed è una cosa super, e penso che questo modo di essere mi abbia sicuramente aiutato.
 
C’è un rito scaramantico particolare a cui ti affidi prima delle partite?
Veramente no, ci ho provato dopo la partita di Bergamo ma non ha funzionato tanto bene, quindi meglio lasciar perdere!
 
Hai detto di essere un’appassionata di cucina: qual è il tuo piatto preferito? 
Amo mangiare tutto però se devo dire la verità preferisco il salato; farei molto più fatica a rinunciare alla pizza che ai dolci! Non amo molto cucinare e lo faccio solo se sono costretta: quando giocavo in Francia le mie compagne mi chiedevano sempre di preparare la pasta, ma ero proprio la persona sbagliata... In compenso lì si mangiava benissimo, soprattutto grandi piatti di formaggi.
 
Cibo a parte, com’è stata l’avventura oltralpe?
Un’esperienza davvero particolare, a partire dall’organizzazione: la società era formata da un gruppo di abitanti del paese (di soli 8000 abitanti) che lavoravano gratis e facevano tutto per far andare bene le cose. Anche a noi giocatrici veniva chiesto un contributo, e questo mi ha un po’ traumatizzato… addirittura ogni settimana una di noi doveva smontare la rete! Anche a livello pallavolistico non è stato semplice adattarsi perché loro si allenano molto meno di noi, e io venivo da esperienze con allenatori come Parisi o Caprara che ti fanno lavorare tantissimo. Ma al di là di questi aspetti, è stato un anno bellissimo e sicuramente lo rifarei.
 
Per finire, la cosa che odi di più nella pallavolo?
Sogno una pallavolo senza muri! Viste le mie caratteristiche fisiche, murare non mi piace proprio: piuttosto sono disposta a difendere a tutto campo… E poi, parlando più seriamente, sarebbe bello se dopo tanti anni si arrivasse a portare il professionismo nella pallavolo e si stabilissero regole più certe e stabili anche per noi giocatori.
 
Foto di Loris Marini