Libero o schiacciatrice, la regina della seconda linea è Giada Cecchetto!
Nata a Milano nel 1991, ha vinto titoli su titoli con la Pro Patria prima di esordire in A1 nel 2012 con Giaveno. A Casalmaggiore, nel 2016, ha vinto Champions League e Supercoppa Italiana; quella con la SAB è la sua terza stagione nella massima serie. Scopriamo di più su Giada nella nostra intervista esclusiva!

Come sei arrivata alla pallavolo? 
Quando ero bambina mio fratello, che è di 5 anni più grande di me, seguiva un corso di pallavolo, e io andavo a prenderlo alla fine delle lezioni con mia madre. A forza di vederlo mi sono appassionata e appena vedevo un pallone iniziavo a giocare. Allora ero ancora troppo piccola per giocare e così mi sono dedicata ad altre attività, dal nuoto alla ginnastica artistica, dal pianoforte al teatro; però la passione mi è rimasta e a 11 anni, sulla scia delle mie amiche, sono tornata anch’io al volley.
 
Raccontaci un po’ la tua carriera.
Ho avuto la fortuna di giocare per 6 anni nella Pro Patria Milano, dove abbiamo formato un bel gruppo che stagione dopo stagione ha ottenuto vittorie a livello provinciale, regionale e nazionale; è stato così che mi sono appassionata al punto di trasformare questo sport nel mio lavoro. Poi mi sono spostata al Sanda, con cui ho conquistato tre promozioni in tre anni, e per una stagione in Svizzera a Bellinzona. Ho esordito in A1 a Giaveno, sono stata a Corato e poi a Piacenza con Andrea Pistola; nel 2015 sono arrivata a Casalmaggiore, con cui ho giocato anche a beach vincendo la Coppa Italia, poi l’anno scorso a Caserta e finalmente eccomi qua! 
 
Hai un idolo pallavolistico?
Il mio idolo è sempre stata Paola Cardullo, da quando ha vinto i Mondiali nel 2002: ero molto piccola ma seguivo già la nazionale e lei per me era il numero uno. Forse anche perché fisicamente siamo simili e mi rivedo più in lei, una giocatrice piccola e reattiva, che in altri liberi.
 
Una vera amica nel volley?
Ce ne sono due: a Piacenza mi sono legata tantissimo a Giulia Saguatti, con cui condividevamo la casa e abbiamo passato l’intera stagione insieme. Altrettanto forte però è il rapporto che si è creato con Rossella Olivotto nell’anno di Casalmaggiore.
 
Se non avessi giocato da libero, che ruolo ti sarebbe piaciuto?
Sicuramente avrei fatto la schiacciatrice! È il ruolo che ricoprivo nei primi anni delle giovanili e credo che sia il più completo, perché coinvolge tutti i fondamentali.
 
Che tipo è Giada fuori dal campo?
Sono una persona abbastanza attiva, non riesco a stare ferma con le mani in mano. Sono molto energica, cerco di dare sempre il massimo in tutto e se non riesco a fare bene una cosa preferisco non farla per niente. Sono anche una che cerca di guardare sempre il lato positivo delle cose, e questo mi ha aiutato molto nell’affrontare diverse situazioni difficili.
 
Hai trovato anche il tempo di laurearti…
Non è stato facile giocando a pallavolo, ma ce l’ho fatta! La Biologia mi ha sempre incuriosito perché alla fine è lo studio della vita, quello che c’è all’origine di tutte le cose. Ero attratta in particolare dallo studio del corpo umano e infatti la mia prima scelta sarebbe stata Fisioterapia, ma entrare era difficile e soprattutto era richiesta la frequenza obbligatoria, impossibile da conciliare con il volley. Così mi sono “buttata” sulla Biologia e dopo il primo anno, che mi è piaciuto tanto, ho deciso di continuare.
 
Quali sono i tuoi hobby nel tempo libero?
Adoro viaggiare, soprattutto girare in macchina senza una meta precisa, spostandomi di città in città. Suono da molto tempo il pianoforte: mi aiuta a rilassarmi e a staccarmi dal mondo esterno. Mi piace praticare tutti gli sport, a partire dal beach volley.
 
Ti piace anche guardare le partite di pallavolo?
Non tanto, devo confessare: quando vedo una partita vorrei entrare in campo anch’io a giocare, diventa un po’ una sofferenza! Le guardo volentieri se c’è qualche amica per cui tifare, altrimenti evito.
 
Nel tuo futuro c’è un ruolo da allenatrice?
Non lo escludo, potrebbe essere, ma più nelle giovanili che con gli adulti. Mi piace tanto lavorare con i bambini, danno grandi soddisfazioni, imparano in fretta e poi dimostrano una gioia e un’ingenuità che sono stupende. Negli ultimi anni sto partecipando ad alcuni camp estivi per fare un po’ di pratica e mi piace tantissimo, quindi perché no?
 
Il momento più bello della tua carriera?
Sicuramente la Champions League conquistata con Casalmaggiore: una soddisfazione enorme vincere un trofeo europeo da outsider e battendo tante squadre considerate favorite. Ma più ancora della finale, ricordo la vittoria sul campo del Chemik Police che è stata decisiva per la qualificazione alla final four. Quella volta sono entrata in campo in un momento difficile, dopo il secondo set perso male, e siamo riuscite a ribaltare la partita e vincere 3-1 davanti a migliaia di spettatori: la vittoria ci ha permesso di entrare in final four e c’è stato anche il mio zampino, dato che mi hanno assegnato il titolo di MVP. Sul momento pensavo solo a giocare e dare il massimo, ma a fine gara realizzare di aver vinto è stato straordinario, non ci potevo credere!
 
Il tuo rito scaramantico?
Ne ho pochi: diciamo che mi piace ascoltare sempre le stesse canzoni prepartita, quelle che mi caricano e mi danno energia.
 
A proposito, che musica ti piace?
Ascolto un po’ di tutto, tranne il rock. Per il resto mi piacciono tutti i generi, in particolare il latino-americano, che del resto in questo periodo ti fanno ascoltare davvero ovunque! 
 
Cosa non sopporti nel volley?
Niente, in realtà mi piace tutto… Quando ho un pallone in mano non capisco più nulla! 
 
Foto di Loris Marini